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Un sacchetto di biglie, l’olocausto spiegato ai bambini – La recensione


Visto con Alex, 8 anni, Giorgio, 6 anni

Un sacchetto di biglie, l’olocausto spiegato ai bambini – La recensione

Un film maturo ed equilibrato che racconta ai bambini l'Olocausto lasciando la violenza sullo sfondo per raccontare la storia di due bambini in fuga dal nazismo

di Karin Ebnet 11/01/2018

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«Un sachetto di biglie è la storia di due bambini in un universo di crudeltà, di assurdità e anche, talvolta, di aiuti del tutto inattesi».

Una biglia rotola per strada. Due bambini, due fratelli, giocano prima di andare a scuola sulla strada davanti a casa. Sono spensierati, felici. Non hanno idea che la loro vita sta per cambiare per sempre. La Storia, proprio quella con la S maiuscola, sta per irrompere nella loro città, nelle loro strade, nella loro casa, per portargli via la giovinezza, la spensieratezza e la famiglia.

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Non è un racconto violento e sanguinario quello di Un sacchetto di biglie, non ha niente a che vedere con tutti i film che parlano dell’olocausto per mostrare la parte più barbarica del nazisimo, è piuttosto una storia cruda e poetica sul percorso intrapreso tra due fratelli che hanno attraversato la più orrenda delle guerre con coraggio, fiducia e amore.

Il libro da cui è tratto il film è infatti un racconto autobiografico di Joseph Joffo, un libro che proprio per la sua semplicità viene fatto leggere ai ragazzi a scuola. L’uomo, un barbiere come il padre, scampato insieme ai fratelli a una guerra che lo voleva sterminare solo per il suo credo religioso, ha raccolto  trent’anni dopo i ricordi di quando aveva dieci anni e la sua grande avventura durante l’occupazione nazista in Francia.

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La storia segue infatti le vicende di Joseph e Maurice costretti a fuggire da soli per raggiungere i fratelli più grandi che li aspettano a Nizza, che era ancora libera. Lungo la strada incontreranno pericoli di ogni sorta ma anche tante persone disposte ad aiutarle e a rischiare la vita pur di farli arrivare sani e salvi a destinazione. Ma anche quando riusciranno a ricongiungersi con tutta la famiglia, l’ombra della guerra li raggiungerà, costringendoli di nuovo a scappare…

A riportare per la seconda volta sul grande schermo la storia di Joseph Joffo (la prima risale al 1975 per mano di Jacques Doillon) è stato Christian Duguay, già dietro al film per ragazzi Belle & Sebastien – L’avventura continua, che ha realizzato un film maturo ed equilibrato dopo le incertezze e le imperfezioni della sua precedente opera. Con un’attenzione particolare ai volti e alle espressioni, Duguay riesce a trasmetterci le emozioni dei protagonisti, evitando così di mostrare le brutture di quanto accade intorno a loro. E quando lo sguardo dei personaggi è sfuggente, ci pensano i dettagli a darci il peso di quello che succede, come una semplice biglia che rotola già per la strada per farci comprendere l’infinito dolore che provoca una brutta notizia arrivata in pieno volto come uno schiaffo ben assestato.

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La violenza è minima e sempre calibrata, e di sangue se ne vede ben poco, cosa che rende Un sacchetto di biglie perfetto da guardare in famiglia anche con i bambini in età scolastica (dai sei/sette anni in su). La Soah mostrata ai bambini attraverso gli occhi di un bambino. Attenzione però. Nonostante la violenza resti sempre sullo sfondo, c’è comunque, è nell’aria e si percepisce, e i bambini più sensibili potrebbero avvertirla e turbarsi. Giorgio, sei anni appena compiuti, ha seguito con molta trepidazione la storia di joseph e Maurice, ma la scena della loro cattura da parte delle SS è stata per lui troppo forte e ha preferito smettere di vedere il film. Alex invece, che dell’olocausto hanno già iniziato a parlarne a scuola in occasione della Giornata della memoria e ha visitato con noi l’estate scorsa il campo di concentramento di Mauthausen, era più preparato a quello che lo aspettava, ha fatto mille domande per capire meglio alcuni passaggi ma ha seguito senza problemi tutto il film, pur provando molta empatia per i protagonisti e trovando profondamente ingiusta la condizione in cui si sono trovati.

 

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