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Spider-Man: Homecoming, bentornato a casa Spidey!


Visto con Alex, 8 anni, Giorgio, 6 anni

Spider-Man: Homecoming, bentornato a casa Spidey!

Spider-Man: Homecoming è un teen movie ricco di colpi di scena e gag che conquista a ogni scena. Con un grande cast

di Karin Ebnet 4/07/2017

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L’uomo ragno è tornato a casa. Finiti gli anni di isolamento in casa Sony, lo spararagnatele tanto amato dai fan è con Homecoming finalmente protagonista di un film che rientra pienamente nel Cinematic Universe Marvel. Un evento celebrato fin dal titolo, che racchiude in sé diversi significati. Il “ritorno a casa” Marvel sicuramente, ma anche il rientro nella sua vita da adolescente nel Queens dopo l’adrenalinica esperienza da vendicatore. Peter Parker è qui infatti un quasi quindicenne che deve fare i conti con i suoi superpoteri, che deve ancora imparare a conoscere le sue acquisite capacità e che si divide tra scuola, amici, bulli e primi amori e le responsabilità da “semplice eroe di quartiere”. Vivere una doppia vita non è facile per un teenager con superproblemi, soprattutto quando l’unica ambizione è quella di venire richiamato dal suo mentore Tony Stark (alias Iron Man) per far parte della squadra degli Avengers. Peter Parker si sente pronto al grande salto da supereroe, ma lo è davvero?

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Non aspettatevi un ritorno alle origini con Homecoming. Il film non mostra gli inizi del supereroe, non ci sono morsi di ragno né c’è Mary Jane a fargli perdere la testa e a fargli dare un bacio a testa in giù (anche se la scena viene simpaticamente omaggiata). Il Peter Parker interpretato magistralmente da Tom Holland è più vicino al ragazzino imbranato, timido e secchione dei fumetti che all’uomo maturo e sicuro di sé dello Spdier-Man di Tobey Maguire. Al suo fianco normali teenager come il suo amico Ned (Jacob Balaton), un nerd che riceve il massimo dell’eccitazione nel costruire la nuova morte nera di LEGO, l’immancabile asociale del liceo (Zendaya), il ricco e viziato bullo Flash Thompson (Tony Revolori) e Liz Allan (Laura Harrier), la bella ragazza dell’ultimo anno per la quale Peter Parker ha una cotta da stalker.

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Un teen movie a tutti gli effetti, che si apre con un video amatoriale firmato dallo stesso Peter Parker capace di mostrare tutta la sua anima adolescenziale, ricco di gag e battute come Deadpool e dal ritmo concitato se pur nella semplicità e nella linearità della trama. È infatti il film più facile da comprendere di tutto l’universo cinematorgrafico Marvel. Non ci sono concetti complessi da capire né strani retroscena da decifrare. Tutto è chiaro e alla luce del sole. Come i temi affrontati nel film, che spaziano dalla paura della perdita del lavoro all’incertezza del futuro, passando per le preoccupazioni familiari, la voglia di mettersi in gioco e la consapevolezza dei propri limiti. Ed è proprio alla scoperta di questi ultimi che Peter Parker si imbatte casualmente in un evento che gli cambierà la vita e all’incontro con il migliore villain che Marvel ci abbia mai regalato. Almeno al cinema.

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Non ci sono super robot dalle menti artificiali né alieni  con brama di conquista, in Homecoming il cattivo è un uomo che affronta le proprie paure nel modo più sbagliato possibile. Un uomo che ha cercato di adattarsi al cambiamento della società a discapito della propria integrità, un mentitore, un ladro senza scrupoli e un assassino. A dare volto all’Avvoltoio è un grandioso Michael Keaton, che torna a volare alto dopo Birdman regalandoci una delle migliori interpretazioni della sua lunga carriera. Ma d’altronde l’alta qualità del cast è uno dei più grandi pregi del film diretto da Jon Watts, qui alla sua prima regia importante. Una prova superata a pieni voti.

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Lo scontro tra Spider-Man e l’Avvoltoio è uno dei momenti più avvincenti dell’intero film, arricchiato da spettacolari scene d’azione che fanno da cornice al romanzo di formazione di cui è protagonista Spider-Man. Suo mentore come detto è Iron Man uno dei supereroi più amati ma dalla presenza “ingombrante”. Watts riesce però a tenere sotto controllo l’ego di Tony Stark (Robert Downey Jr.) relegandolo sullo sfondo, una sorta di voce della coscienza che aiuta Peter Parker a comprendere qual è il suo posto nel mondo, sia quotidiano che supereroistico.

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Se proprio bisogna trovare un difetto nel film possiamo citare l’eccessiva lunghezza. Due ore e 13 minuti che mettono seriamente alla prova i fan più accaniti, figuriamoci un bambino di sette anni. Per intenderci Homecoming è un family movie supereroistico come Ant-Man, che permette anche agli spettatori più giovani di approcciarsi all’universo Marvel pur con importanti scene di combattimento e violenza (non si vede mai sangue, nemmeno quando un personaggio viene “eliminato”) ma più lungo di quasi mezz’ora. Visione che viene prolungata dalle due scene post credits che non potete perdere. Armatevi di tanta pazienza quindi perché la prima si vede quasi subito mentre per la seconda bisogna attendere che scorrano completamente tutti i titoli di coda. Ma vale la pena aspettare.

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Alex e Giorgio erano impazienti di ritrovare Spider-Man sul grande schermo dopo l’assaggio che avevano avuto con Captain America – Civil War. Era stato amore a prima vista. Mentre Alex ha goduto ogni minuto del film con grande entusiasmo, Giorgio, causa anche della stanchezza dovuta alla tarda ora dell’anteprima, si è un po’ spaventato durante alcune scene di battaglia. Nulla però che un abbraccio della mamma non potesse risolvere. Entrambi infine hanno patito l’eccessiva lunghezza del film.

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Un discorso a parte merita la tuta di Spider-Man regalata a Peter da Tony Stark:, ipertecnologica e guidata da una voce come fa Jarvis con Iron Man, è l’elemento che più fa restare a bocca aperta. E che farà amare ancora di più il personaggio, non soltanto dai bambini.

Una curiosità: Con Homecoming sono già state messe le basi per lo Spider-Man di Milo Morales, citato anche in una frase dallo zio Aaron Davis (interprteato da Donald Glover).

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