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Mary e il fiore della strega recensione del primo anime dello Studio Ponoc


Visto con Giorgio, 7 anni

Mary e il fiore della strega recensione del primo anime dello Studio Ponoc

Magico e affascinante, il racconto scritto negli anni 70 da Mary Stewart diventa un'anime ricco di suggestioni che conquista i bambini. Tanti anche gli omaggi al maestro Miyazaki, di cui il regista è stato allievo per più di vent'anni

di Karin Ebnet 18/06/2018

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Punta alto il primo anime dello Studio Ponoc, rifugio dove hanno trovato riparo e la possibilità di continuare la loro arte molti animatori dello Studio Ghibli. D’altronde, dopo l’implosione dovuta all’annuncio del ritiro di Miyazaki prima e alla scomparsa di uno dei fondatori, Isao Takahata, poi, non c’era spazio per altri e per questo Hiromasa Yonebayashi, che proprio insieme a Miyazaki aveva realizzato Arrietty – Il mondo sotto il pavimento e Quando c’era Marnie, ha provato a volare da solo.

E ce l’ha fatta, con un film che non è privo di difetti, ma che rende omaggio al suo maestro citando alcuni suoi grandi film e affrontando alcuni dei temi a lui più cari come l’ecologia e il volo. Ma andiamo con ordine.

Mary e il fiore della strega recensione

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La trama

Mary è una bambina come tante che sta trascorrendo gli ultimi giorni d’estate nella casa della prozia Charlotte. Circondata da persone anziane e con nulla da fare se non piccole commissioni, Mary si annoia terribilmente e trascorre le sue giornate combinando pasticci, per i quali sembra davvero portata, cercando di aiutare gli altri o bighellonando in giro per la campagna. Ed è proprio qui che fa uno strano incontro con due gatti che la condurranno a trovre il fiore più raro di tutti, quello capace di donarle, se pur per poco tempo, poteri magici che le permettono di cavalcare una scopa fino a una misteriosa scuola di magia, che però cela un terribile segreto.

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Il libro

«Fu come volare attraverso un ‘enorme girandola di cielo, dove le stelle turbinavano e la scia della piccola scopa proiettava spumeggiante di luce. Poi le stelle scivolarono via e si ridussero a polvere luminosa, e gli alberi scuri si avvicinarono. La scopa era arrivata».

Come già per Arrietty, tratto dalla serie di racconti fantasy per ragazzi Gli Sgraffignoli (The Borrowers) dell’autrice inglese Mary Norton, Yonebayashi attinge ancora una volta da un libro la sua nuova storia. Questa volta ad attirare la sua attenzione è stato The Little Broomstick (pubblicato in Italia da Mondadori con il titolo La piccola scopa e ora, in occasione del film, da Rizzoli con il titolo Mary e il fiore della strega) scritto da Mary Stewart negli anni settanta. Un racconto magico e avvincente che vuole insegnare ai più piccoli il potere del coraggio e di come sia più semplice affrontare i propblemi con le proprie forze piuttosto che aspettarsi un aiuto “magico” dall’esterno.

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Le citazioni

Impossibile guardando Mary e il fiore della strega non notare omaggi e similitudini con altri film. Quando Mary giunge alla scuola per streghe, con tanto di professori, aule e strani corridoi è facile immaginare J.K. Rowling suggestionata dalle atmosfere del libro di Mary Stewart nel creare il mondo di Harry Potter. Ma nell’opera di Yonebayashi si cita tanto e soprattutto Miyazaki, partendo dalle atmosfere fantasiose e magnifche de La città incantata fino alla streghetta Kiki che effettua consegne a domicilio con la sua scopa insieme al gatto nero Jiji. Ma non solo, tutto il film è pieno di metafore sul volo e sulll’ecologia, temi carissimi a Miyazaki che dopo vent’anni nello Studio Ghibli sono rimasti appiccicati a Yonebayashi come una seconda pelle.

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Punti di forza (e non solo)

Vivace come la sua protagonista, il film è impregnato di un alone magico simile a quello che contagia Mary quando trova il fiore della strega. Si resta abbagliati dalle sontuose scenografie e incuriositi dal fantasioso mondo in cui precipita la protagonista. Purtroppo però, proprio come i poteri donati a Mary dal fiore, anche l’incanto del film pian piano svanisce e diventa più evanescente. Almeno a uno sguardo più adulto e più abituato agli spunti di riflessione scaturiti dai film Ghibli. La piacevola freschezza di Mary e il fiore della strega invece rimane immutata per i più piccoli che rimangono affascinati dai luoghi e dalle creature del film e, conquistati dal coraggio di Mary, le restano al fianco fino ai titoli di coda sperando in un lieto fine.

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Visto da Giorgio (7 anni)

Giorgio, che di solito anche a sette anni ama venire in braccio quando le emozioni di un film si fanno troppo forti, ha ammirato il film con occhi sgranati per la meraviglia. Ha amato molto il mondo magico e soprattutto gli strani animali che Mary salva. È rimasto tanto impressionato anche dai “cattivi” del film e dai loro strani esperimenti. Anche se non tutti i passaggi della storia gli sono stati chiarissimi, Giorgio ha seguito con trepidazione lo svolgersi della vicenda e alla fine mi ha ringraziato per averlo portato in sala a vedere “il più bel film che abbia mai visto”. La magia del cinema ha colpito ancora!

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