Recensioni

Frozen, un capolavoro tra tradizione e innovazione


Visto con Alex, 4 anni

Frozen, un capolavoro tra tradizione e innovazione

Con Frozen – Il regno di ghiaccio Disney porta al cinema il suo capolavoro più grande dai tempi del Re Leone. Il film è, al contempo, il ritorno alla tradizione favolistica e la celebrazione della modernità, della freschezza e dell'innovazione tecnica.

di Karin Ebnet 16/12/2013

0

http://www.movieforkids.it/wp-content/uploads/2013/12/Frozen-recensione-grande1-wpcf_400x225.jpg

Anna ed Elsa sono due bimbe legatissime tra loro. Mentre la prima è un’entusiasta di natura, l’altra è più schiva e “fredda”, ma la loro è un’unione unica, fatta di affetto, comprensione e complicità. Almeno finché i poteri di ghiaccio di cui è dotata Elsa dalla nascita non finiscono quasi per uccidere la sorella e una porta chiusa le separa per sempre. Anni dopo (il passaggio avviene grazie a un montaggio perfetto e da una canzone da brivido – Facciamo un pupazzo insieme?), in seguito alla morte dei genitori, le due sorelle si ritrovano, ma Elsa, diventata inevitabilmente scostante e imperturbabile, non riesce a colmare il vuoto affettivo di Anna, che trova in Hans, principe azzurro atipico, la risposta alla sua solitudine. Le parole non dette in tanti anni eruttano alla fine in un drammatico faccia a faccia durante la festa dell’incoronazione che costringe Elsa a rivelare a tutti i suoi poteri. Additata come mostro fugge, congelando tutto dietro di sé. Tocca all’impavida e dolcissima Anna inseguirla, tra le lande di un inverno perenne, per cercare di trovare una risposta al loro rapporto e riportare l’estate. Ad aiutarla Kristoff, un rozzo venditore di ghiacco.
Con Frozen – Il regno di ghiaccio Disney porta al cinema il suo capolavoro più grande dai tempi del Re Leone. Il film è, al contempo, il ritorno alla tradizione favolistica (il film è tratto molto liberamente da La regina delle nevi di Hans Christian Andersen) e la celebrazione della modernità, della freschezza e dell’innovazione tecnica.
Della fiaba originale in realtà è rimasto ben poco, se non un cuore ghiacciato e una regina che, più che la cattiva di turno, è protagonista alla pari con il personaggio principale. Ma è proprio nell’adattamento di personaggi e storia che si trova uno dei punti di forza di un film, che fa passare in un battito di ciglia dalle lacrime al riso e viceversa.
Risate assicurate grazie soprattutto agli immancabili personaggi di supporto, come il pupazzo di neve Olaf e la renna Sven, che hanno già conquistato il cuore di tutti e creano un magnifico contorno comico capace di smorzare il tono quando il dramma diventa troppo tangibile. Aiutati in questo dalla musica, così viva e palpabile da diventare un tutt’uno con il film. Frozen infatti è un vero e proprio musical, talmente ben scritto e ritmato da non accorgersi del passaggio dal parlato al cantato. E qui entra in gioco anche un doppiaggio davvero efficace, soprattutto quello delle due prime donne Serena Rossi e Serena Autieri, che prestano la voce ad Anna ed Elsa. Unica pecca, forse, la versione di All’alba sorgerò cantata da Martina Stoessel sui titoli di coda, che non regge al confronto con il brano interpretato da Serena Autieri all’interno del film.
Dopo Rapunzel, Disney prosegue nell’intento di “svecchiare” storie e personaggi rendendoli più freschi e moderni. Anna è incredibilmente realistica in tutti i suoi comportamenti e movimenti, ma è soprattutto Elsa a sbalordire. Intanto non ha nulla a che vedere con Ursula, Gothel, Malefica & Co. Elsa, che grazie ai suoi poteri di ghiaccio potrebbe diventare la prossima eroina Marvel (Alex l’ha persino paragonata a Spider-Man), è bellissima e, per la prima volta, incredibilmente sexy. E non è per niente cattiva. Il suo comportamento è frutto del desiderio di essere se stessa e affermare la propria identità dopo essere stata vittima, al pari della sorella, di alcune scelte sbagliate, prima fra tutte quella dei genitori che a fin di bene le hanno separate da piccole. Ed è proprio questo uno dei messaggi più importanti del film, rappresentato da due delle canzoni più belle della colonna sonora: Let it Go e Oggi per la prima volta (Reprise). Frozen affronta anche il tema inedito dell’incomunicabilità. La paura di sbagliare, l’incapacità di accettare se stessi e gli altri e il terrore di fare del male alle persone care fa sì che i segreti prendano il sopravvento sulla fiducia, e le parole non dette innalzino un muro di ghiaccio che solo l’amore , nella sua accezione piú ampia, è in grado di sciogliere. Perché il film è la celebrazione dell’amore tout court, tra fratelli in primis, ma anche tra amici (emblematica la battuta del pupazzo di neve Olaf: «A volte vale la pena di sciogliersi per qualcuno»). Dimenticatevi quindi “il bacio di vero amore”. Per la prima volta in tutta la storia disneyana non esiste il principe azzurro, almeno non come lo si è inteso finora. E anzi, è proprio dai personaggi maschili che arriva la sorpresa più forte di tutto il film.
Impossibile non parlare poi degli splendidi scenari del film, anche se quello che lascia davvero a bocca aperta e mostra chiaramente come la Disney sia ancora la regina dell’animazione sono alcuni virtuosismi tecnici, come la realizzazione incredibilmente realistica della neve. Impossibile immaginare che anche i prossimi Academy Awards non rimangano conquistati dal film diretto da Chris Buck (Tarzan, Surf’s Up) e Jennifer Lee (sceneggiatrice di Ralph Spaccatutto). Un successo che potrebbe essere bissato con la statuetta al miglior corto d’animazione per Get Horse, un vero gioiellino che precede splendidamente Frozen al cinema e ne anticipa il virtuosismo tecnico. Perfetta miscela tra animazione 2D delle origini e 3D moderno, il corto rallegra l’anima e scalda il cuore in attesa dei brividi infusi da Frozen.
Alex ha cominciato a ridere già con il corto d’apertura e ha proseguito durante la visione con tutte le gag con protagonisti Olaf e Sven. È rimasto molto colpito dai poteri di Elsa e ha detestato uno dei personaggi principali che nasconde il suo vero volto: «io odio quelli che fingono» ha esclamato a fine film. Ma quello che più ha lasciato il segno è stata la celebrazione dell’amore fraterno, tanto che ha sentito il bisogno durante il film di alzarsi dalla sua poltrona per andare a dare un bacio al fratello. Che sia questo il vero dono di Frozen?

 

Vai alla scheda Cinema

© Riproduzione riservata


Inserisci un Commento