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Cars 3 e il cerchio della vita – La recensione


Visto con Alex, 8 anni, Giorgio, 6 anni

Cars 3 e il cerchio della vita – La recensione

Lo scontro generazionale e il desiderio di rivalza è al centro di Cars 3, il film Pixar che chiude un cerchio per aprirne probabilmente un altro...

di Karin Ebnet 14/09/2017

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Dieci anni fa a far mangiare la polvere ai vecchi bolidi della pista era stato Saetta McQueen, pilota emergente e un po’ sfrontato. Ma gli anni sono trascorsi anche per lui e il grande campione delle corse è divantato più maturo e rispettoso dei rivali, ma anche più lento. Ora a salire sul podio sono nuovi piloti ultratecnologici che non guardano in faccia nessuno pur di arrivare primi al traguardo.

Con Cars 3 Brian Fee (storyboard artist per i primi Cars, Wall•E e Ratatouille qui al suo esordio alla regia) torna alle origini, quelle che avevamo percorso con il primo film, riportando le macchine negli ovali della Piston Cup, come se il secondo capitolo non fosse mai esistito.

Saetta, abituato ad essere osannato dalle folle come indiscusso campione, si trova adesso a dover faticare per stare in pista, ultimo baluardo di una generazione di piloti che non esiste più, accerchiato da macchine guidate più dalla tecnologia che dall’istinto. Primo tra tutti Jackson Storm, un bolide nero che taglia l’aria come una lama, sfreccia sul percorso studiando ogni traiettoria al centimetro e si prepara con un simulatore di guida all’avanguardia.

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Una parabola sulla ricerca di se stessi, sulla scoperta dei propri limiti e sul riscatto che fa tornare alla mente il sanguigno e roboante Rocky III. Anche qui un veterano dello sport viene messo da parte con stizza dal giovane di turno che lo sfida a un duello in cui a essere messo in gioco più che il titolo di campione è l’onore e l’orgoglio. Il finale però, senza spoilerare, è un po’ diverso e lascia la porta aperta a un possibile spin-off per permettere a Pixar di continuare a far fruttare la loro miniera d’oro (è la saga che incassa di più grazie al merchandising).

Il cerchio (della vita) quindi si chiude portando alla ribalta due personaggi che hanno il grande pregio di riuscire a rubare la scena al grande Saetta. Da un lato Jackson Storm, giovane e arrogante che ricorda molto il numero 95 che avevamo imparato ad amare nel primo Cars, e dall’altro Cruz Ramirez, una performance coach che dovrebbe insegnare a Saetta a stare al passo con i tempi attraverso l’ottimismo e la passione che la contraddistingue e che invece si trova a imparare da chi ha più esperienza di lei.

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Un film che parla di differenze generazionali quindi, di come la saggezza si confronti sempre con l’irruenza, e del fatto che sia inevitabile lasciare spazio ai giovani relegando gli “anziani” al ruolo di mentore. I tempi cambiano ed è importante riuscire a cambiare strada trovando nuove possibilità stando al contempo al passo con le nuove tecnologie.

Grande punto di forza del film è anche l’incredibile fotorealismo al quale ci sta abituando la Pixar già da Il viaggio di Arlo. Non solo alberi e foreste, in Cars 3 a vivere di vita vera è anche l’asfalto dei circuiti che sembra letteralmente prendere fuoco quando le gomme (fate attenzione ai battistrada, sono impressionanti) girano vorticosamente per raggiungere la massima velocità. Pare di vedere una corsa dal vero e l’incidente che tanto aveva sconvolto i più piccoli nel primo teaser trailer è di una veridicità impressionante.

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Oltre a Jackson Storm e Cruz Ramirez in Cars 3  emergono anche altri personaggi che hanno le carte in regola per conquistare i più piccoli, come il grintoso scuolabus Miss Fritter, ma torneranno anche vecchie conoscenze come Cricchetto, Sally, Luigi, guido e tutti gli amici di Radiator Springs.

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Alex e Giorgio, che non avevano amato molto la spy story di Cars 2 ma conoscevano a memoria il primo film, non vedevano l’ora di rivedere Saetta sfrecciare sulle piste. Inutile dire che sono rimasti molto delusi nello scoprire che il loro eroe era diventato “vecchio” e quindi non più competitivo. Ci hanno messo poco però a ritrovare la voglia di fare il tifo per lui, anche se Jackson Storm ha attirato subito la loro attenzione (è sua l’unica macchinina che hanno voluto comprare dopo aver visto del film). Alla fine, l’entusiasmo era a mille, grazie alle tante scene di corsa e soprattutto all’“incontro” con Miss Fritter che li ha davvero esaltati. Quello che li ha però colpiti di più è stato il corto presentato prima del film intitolato Lou, incentrato su una tematica molto vicina ai bambini, quella del bullismo. Il mostriciattolo realizzato con gli oggetti perduti e dimenticati, che decide di dare una lezione al piccolo J.J. che ha il vizio di rubare i giochi ai compagni, è di una dolcezza infinita e ci ha permesso di riflettere su una problematica che è importante affrontare. Grazie Pixar!

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