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Goldrake, il mito compie 35 anni


Goldrake, il mito compie 35 anni

Alabarda e Tuono spaziale! Queste parole, pronunciate da Atlas Ufo Robot Goldrake sono rimaste impresse nella mente e nel cuore di intere generazioni da quando il primo robot fece la sua comparsa nella televisione italiana. Da allora sono passati 35 anni esatti e per festeggiare l'evento abbiamo ripercorso tutta la storia di questo anime cult

di Davide Tarò 4/04/2013

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Sono davvero tanti i robot passati sul piccolo schermo, ma ce ne sono alcuni che sono rimasti impressi indelebilmente nell’immaginario di intere generazioni: come Mazinga (leggi il nostro speciale), Jeeg, Gundam, Daitarn e… Goldrake. Inarrivabile ancora oggi, quando giunse da noi la serie anime Atlas Ufo Robot Goldrake il modo di concepire i cartoni animati non fu più lo stesso. Ma come è nato questo gigantesco e robotico fenomeno cult? Ripercorriamo assieme a Davide Tarò, autore del volume EMINA OrfaniRoboT, tutta la storia di Goldrake e un po’ anche dei più famosi anime robotici. Il cui mito è iniziato esattamente 35 anni fa…

Data: 4 aprile 1978
Ore: 18:45
Canale: Rete 2 (oggi RaiDue)
Luogo: Italia

AVVISTATO

Nicoletta Artom, illuminata responsabile delle acquisizioni di serie e prodotti per la fascia ragazzi della tivù di stato negli anni ’70, decide entusiasta di acquistare per la prima volta in Italia questa serie animata giapponese con protagonista un robot di nome Goldrake e del suo pilota, il giovane malinconico principe alieno Actarus (nome originale Duke Fleed).
È l’inizio del mito. La serie Atlas Ufo Robot Goldrake (dal titolo originale Yufo Robo Gurendaiza) trasmessa per 74 episodi dal 1975 al 1977 in Giappone venne acquistata, prima di tutto il mondo, da un produttore francese che lo propose all’allora emittente di stato Antenne 2, ottenendo una reazione oltremodo disgustata dalla responsabile dei programmi dei ragazzi, che decise pur avendo acquistato la serie in netto anticipo sugli altri paesi, di rifilarla in un angolino di programmazione estiva, quando si pensava che gli ascolti fossero bassi e nessuno vedesse più la tv… Risultato? Goldorak (questo il titolo della versione francese) venne visto da milioni di spettatori e si diffuse inoltre a macchia d’olio negli altri paesi francofoni come il Belgio e una parte del Canada francese.

Questa la sigla francese per Antenne 2 di Goldorak

In Italia, soltanto quattro mesi prima, era accaduta la stessa cosa, milioni di giovani spettatori (e non solo così giovani) si sono ritrovati per la prima volta davanti ad una serie a cartoni animati che non aveva animali antropomorfi o nascondeva la violenza per scopi di puro intrattenimento. Pur non essendo un’opera violenta in effetti Goldrake metteva davanti ai giovani spettatori, con tecnica narrativa nuova ed estremamente partecipativa, il relativo costo delle scelte per il bene comune, il vero sforzo di un’impresa, l’amicizia, la sofferenza, il valore della resistenza e del sacrificio.
Fu una rivoluzione copernicana nel mondo dell’intrattenimento televisivo italiano e americanocentrico per ragazzi.

Sigla iniziale italiana Atlas Ufo Robot primo ciclo, video da Telenova

Sigla iniziale italiana Atlas Ufo Robot secondo ciclo, video da Teletre

È singolare pensarci ora ma la serie, con così tale e travolgente successo, venne in RAI centellinata a dovere per ben due anni nella sua trasmissione: il primo ciclo di episodi venne trasmesso dal 4 aprile al 6 maggio 1978 per un totale di 25 episodi (di cui uno mai trasmesso), il secondo ciclo dal 12 dicembre 1978 al 12 gennaio 1979 per un totale di altri 25 episodi (di cui un altro mai trasmesso e quindi inedito) e il terzo, finale, trasmesso dal 11 dicembre 1979 al 6 gennaio 1980 per un totale di altri 25 episodi (di cui cinque questa volta mancarono all’appello).
Era il 1980 e Goldrake finì anche in Italia, finì nel tripudio del mito generazionale, del successo commerciale (i super 8 della Avo e le pellicole della Techno Film, lecca lecca della Elah, fumetti delle edizioni Flash, 45 giri delle sigle Fonit Cetra, album di figurine Edierre, i libri della Fabbri editori, i robot della casa produttrice giapponese Popy) e nella polemica più aspra montata ad arte da giornalisti, politici e opinionisti. Così, mentre la RAI veniva subissata, dopo il secondo ciclo di trasmissione, da lettere di protesta inferocite di associazioni di genitori costituitesi appositamente contro l’avvento del demonio robotico giapponese – noi lo consigliamo per un pubblico 7+ –, Goldrake (ribattezzato per l’occasione Grandizer) veniva trasmesso nel 1980 anche negli Usa in un miscellaneo contenitore di altre serie robotiche giapponesi dal titolo Jim Terry’s Force Five, ma anche a causa dell’adattamento peggiore di tutto l’occidente e i solamente 26 episodi pescati a casaccio tra i primi 37 della serie giapponese, il titolo non riuscì ad imporsi come negli altri paesi anche se la vendita dei modellini e robot Popy/Mattel andò molto forte.

Sigla americana di Grandizer in Jim Terry’s Force Five

Sempre all’inizio degli anni ’80 la serie approda in Turchia, Egitto ed Emirati Arabi raggiungendo un notevole successo, il titolo verrà lasciato come quello originale giapponese translitterato: Grendizer.

Sigla di Grendizer in Turchia e Emirati Arabi

In Spagna nel 1978 ebbe un clamoroso successo Mazinger Z, ma per Goldrake il successo non si ripeté nella stessa maniera, forse proprio per l’arrivo del suo progenitore per primo (proprio come in Giappone) mentre per l’Italia e la Francia il robottone Goldrake fu il primo robot giapponese in assoluto a mettere piede sui rispettivi suoli e quindi a guadagnarsi lo stupore iniziale del pubblico.

Grendizer in Spagna e paesi latini

Per capire le origini del robot Goldrake bisogna dare un’occhiata alla sua storia che inizia nel 1972, quando il suo futuro creatore Go Nagai, disegnatore di manga piuttosto contestati dalle associazioni famigliari, ma di grande successo per l’epoca (suoi sono i manga di Scuola senza pudore, Mao Dante, Devilman, Cutie Honey e Violence Jack) ha la fulminea intuizione di pensare ad una storia con protagonista un robot gigante pilotato internamente, quasi fuso, con il pilota che combatterà con altrettanto giganteschi robot-mostri.
Lo studio di produzione TOEI Animation e l’azienda Dynamic Planning messa su dall’autore di manga, creeranno in completa sinergia la serie di Mazinga Z trasmessa sul canale nazionale Fuji Tv con un sempre più crescente successo. Poi sarà il turno di un’altra mitica serie Il grande Mazinga proseguo della prima, che in Giappone non incontra però il favore dei bambini.
All’incirca nel 1974, per cavalcare l’interesse dei sempre più frequenti avvistamenti Ufo, i produttori della TOEI Animation decidono di produrre un cortometraggio animato destinato ai cinema con dei dischi volanti come protagonisti. Il titolo fu La grande battaglia dei dischi volanti (Uchu Enban Daisenso), e appena iniziato il progetto già venne coinvolto, nuovamente, Go Nagai. Il quale creò una storia d’azione con una base romantica su uno sfondo di ufo, extratterrestri ed un robot che si aggancia ad un disco volante: ecco gli ingredienti serviti in tavola che serviranno per il futuro Goldrake, intanto però il film venne proiettato nelle sale nel 1975.

La grande battaglia dei dischi volanti (Uchu Enban Daisenso)

La FUJI Tv in quell’anno farà forti pressioni sulla casa di produzione TOEI Animation per far concludere in fretta Il grande Mazinga che non piace proprio ai bambini, che così non comprano i modellini e il merchandising, per sostituirlo quasi subito con un terzo capitolo della saga del robot con le piccola corna gialle.
Ma di robot con le corna gialle ne arriverà un altro, che di corna ne avrà sempre gialle ma più grandi e compatte, infatti con appena due mesi di tempo per preparare una nuova serie da far succedere alla seconda di Mazinga, La TOEI e Go Nagai con la sua Dynamic creeranno un’opera alla quale parteciperanno artisti del calibro di Kazuo Komatsubara al character design (Capitan Harlock, Galaxy Express 999, Nausicaa tra i tanti), e dall’episodio 49 arriveranno come designer Shingo Araki e la giovane disegnatrice Michi Himeno (Lady Oscar, I cavalieri dello Zodiaco su tutti) mentre alle musiche verrà assegnato il bravo Shunsuke Kikuchi.
Grazie al tratto fine, delicato e romantico soprattutto del duo Araki/Himeno, una generazione di europei e di italiani si affezionò e si innamorò non solo dei macchinari e delle forme inconfondibili del disco e del robot Goldrake che piacevano soprattutto ai più piccoli ma anche dal viso affascinante e dalla inconfondibile pettinatura di personaggi come Actarus/Duke Fleed. Adolescenti e post adolescenti, che fino a quel momento i cartoni non li guardavano proprio, si innamorarono addirittura per il destino della sua sorella minore Maria/Maria Grace Fleed, che era stata disegnata con viso mai così poeticamente leggiadro, deciso ed impulsivo nello stesso tempo, con bellissime ciocche di capelli semoventi dotate quasi di vita autonoma.
Le notevoli e trascinanti musiche del veterano Shunsuke Kikuchi fecero il resto insieme a quelle italiane curate da Luigi Albertelli e Vince Tempera.
Il doppiaggio italiano, che ebbe una cura inusitata, diede voce ad Actarus tramite il bravo Romano Malaspina, voce di cui non poche ragazze si innamorarono e non pochi ragazzi ammirarono per il coraggio e il timbro deciso e caldo.
La serie esordì in Giappone il 5 ottobre del 1975, come terzo capitolo della saga di Mazinga, ma non riuscì mai ad assurgere alla posizione di vero mito che raggiunse invece nella ancora vergine ed impreparata Europa solo tre anni dopo.

goldrake-tutti-i-personaggi

In Europa Goldrake fece da apripista a tantissime altre opere anime che sino ad allora non erano neppure state prese in considerazione e che invece, soprattutto in Italia grazie ad un sistema radiotelevisivo privato in prepotente ascesa e affamato di contenuti per riempire i palinsesti, si rivelarono di un fortissimo impatto su quei ragazzi, bambini e quasi adulti che li poterono guardare per tutti gli anni ’80. Questo insieme di persone, legate dall’esperienza comune di vedere gli anime, che trasmettevano valori di fratellanza, sacrificio e amicizia, incominciarono a venir chiamati dai sociologi verso la metà degli anni ’90 Goldrake Generation o Generazione Goldrake per l’Italia.
La Generazione Goldrake però non è “una” generazione, ma almeno due o tre, tenendo conto degli anni che vanno dal 1978 all’inizio degli anni ’90, anni in cui queste opere venivano trasmesse in televisione (soprattutto in Italia) e quindi ancora ad alto potere di penetrazione sugli spettatori. Poi, complice anche serie divergenze finanziarie tra la Dynamic Planning di Go Nagai e la TOEI Animation, i diritti di Goldrake e delle altre serie ad esso collegate come Mazinga Z, Il Grande Mazinga, Jeeg Robot D’acciaio non vennero più trasmesse da nessuna emittente in nessuna parte del mondo.
Perché la casa italiana D/Visual proponesse la serie integrale in dvd non riuscendo però a darle giusta pubblicità e rilievo (soprattutto non volendo o riuscendo a vendere i diritti per le televisioni), bisognava aspettare il 2007 . Mentre nel 2010 Italia 1 tentò di acquistare i diritti della serie ma dal Giappone ci sono ancora seri problemi e la trattativa non va in porto. In Francia nel 2010 la Declic Image pubblicò la serie completa in dvd ma finì in causa con la Dynamic e con la TOEI che le intimarono di togliere tutte le copie dal mercato e di pagare pure i danni.
Per questo 2013 sembra ormai ufficiale la volontà dal Giappone di riprovarci con Goldrake facendo uscire una versione francofona integrale in dvd per il Canada francese.

Insomma, siamo ancora tutti Orfani di Goldrake per tanti versi, quindi intanto godiamoci il suo meritato trentacinquennale e chi vorrà festeggi pure, perché è un evento in qualsiasi modo la si voglia mettere!

Guarda anche il trailer del remake in CGI di Capitan Harlock

La bibliografia di Goldrake

emina-orfani-robot-coverÈ interessante constatare che una parte della “generazione che è più di una generazione” appassionata di Goldrake ha anche scritto romanzi o racconti che in qualche modo rappresentano gli eroi robotici dell’infanzia; basti ricordare per l’Italia nel 2000 Quelli di Goldrake di Andrea Malabaila che è una sorta di Jack Frusciante è uscito dal gruppo e usa solo l’appartenenza generazionale come inquadramento anagrafico, nel 2007 Actarus – La vera storia di un pilota di robot di Claudio Morici che fa parodia e prende per i fondelli il mito, e nel 2010 Il mondo di Zeta scritto dal collettivo Shingo Tamai che produce con scrittura assai convincente le origini di Mazinga Z e di tutto il mondo di Go Nagai in uno stile estremamente realistico e narrativo. Oltre naturalemente al già citato EMINA OrfaniRoboT di Davide Tarò, romanzo del 2012 edito da 001 Edizioni che scrive di una realtà parallela dell’Italia, ma molto, molto simile alla nostra per molti versi, dove i robot giapponesi della nostra infanzia sono serviti da vero e proprio prototipo per la costruzione in massa di vere macchine funzionali umanoidi chiamate Simulacra, prodotte dalla multinazionale EMINA con sede a Torino in Italia, che dovrebbero apparentemente servire per il trasporto delle merci ed essere pilotate da orfani ragazzi operai tutti con contratti a termine, scagliati contro un nemico oscuro quanto arcano, i ragazzi sfruttati e senza certezze sono i moderni OrfaniRoboT che combaciano terribilmente con la Goldrake Generation.
Infine è uscito anche Goldrake – Il primo robot non si scorda mai di Alessandro Montosi, per chi vuole sapere tutto, ma proprio tutto sui 35 anni di questo grande mito.

Il trailer del libro EMINA OrfaniRoboT

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